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Il capitalismo castrense



I due colonnelli scoprono che lo strapotere finanziario globale destinato ad essere sempre più pervasivo e che sta mettendo in ginocchio gli Stati moderni, funziona con le stesse regole del mondo militare. Obbedienza, rispetto della gerarchia, premi, punizioni, tenacia fino alla morte nel raggiungimento dell'obiettivo, potenza distruttiva e dissuasiva, spirito di appartenenza ossessivo. Altra novità che i due scoprono è che a differenza delle guerre napoleoniche dove l'Armata precedeva sempre l'Intendenza (leggi logistica in senso ampio) ora è l'Intendenza che va avanti (leggi merci e denaro) seguita e protetta dall'Armata. Con una differenza: in passato i militari con le loro regole erano al servizio degli Stati che ne dosavano il livello di violenza. Oggi, viceversa, è il capitale che utilizza il mondo militare con quelle stesse regole collaudate da secoli riducendo gli Stati a semplici pedine di un disegno globale egemonico o, nel migliore dei casi, a comprimari. I due amici, in virtù di una propria visione dell'essere militare nella società moderna hanno chiamato "castrense" il capitale finanziario odierno.

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Dall'Isonzo al Piave



Curatori: Col. Antonio Zarcone - Prof. Aldo A. Mola
Stato Maggiore Esercito – Ufficio Storico

Lo Stato Maggiore dell’Esercito ha realizzato l’opera editoriale “Dall’Isonzo al Piave”, commercializzata dalla casa editrice Rodorigo Editore.Cchi volesse assicurarsi la propria copia può farlo collegandosi http://www.rodorigoeditore.it/dall-isonzo-al-piave/.
Il modulo compilato potrà essere inviato in alternativa a: amministrazione@rodorigoeditore.it  o al  fax  06.66149416
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Colore e civiltà


L’industria tessile ha origini molto lontane: è forse la più antica industria creata dall’uomo. Adamo, dopo la colpa, si sentì nudo e corse a coprirsi.
La storia del colore viene subito dopo; e, dai reperti archeologici delle più antiche civiltà, riaffiorano sempre gli usi dell’arredamento delle case e del vestiario.
Il nostro è un mondo colorato e l’attrazione per i colori fa parte della natura umana. Dapprima l’uomo si servì della pelle e del piumaggio degli altri animali, poi gli abiti se li confezionò da sé. Nacque così l’industria tessile; in natura si trovava tutto l’occorrente: fibre e colori. Bastava cercarli.

Primo CALDERONI (Socio UNUCI - Firenze)

Vincenzo Ricasoli



Militare, politico, diplomatico, ma anche insigne studioso di botanica e scienze agrarie: Vincenzo Ricasoli (1814-1891), fratello minore del più celebre Bettino, fu una figura complessa e straordinaria del nostro Risorgimento. La sua vita è ricostruita per la prima volta in un’approfondita monografia dallo storico Daniele Bronzuoli, autore del volume Vincenzo Ricasoli. Patriota, soldato e agricoltore in Maremma (pp. 464, euro 28) in uscita a marzo per Polistampa.
Daniele Bronzuoli, classe 1978, dottore di ricerca presso l’Università di Firenze, è autore di testi sull’Italia liberale e sul pensiero politico moderno e contemporaneo. Tra le sue ultime pubblicazioni il saggio Matrimoni e patrimoni. La dote di Anna Bonaccorsi e la strategia imprenditoriale di Bettino Ricasoli (Polistampa, 2013), opera ricca di contributi inediti sulla figura del politico toscano. “Vincenzo Ricasoli”, spiega Bronzuoli, “avrebbe ricevuto una diversa e maggiore considerazione se non fosse per l’ombra gettata sulla sua vicenda dalla straordinaria figura del fratello Bettino”. Volontario toscano nella prima guerra d’Indipendenza, Vincenzo si arruolò nel maggio del 1848 nell’esercito sabaudo ove raggiunse a conclusione della carriera il grado di maggiore generale. Nella sua veste di ufficiale partecipò a tutte le campagne del Risorgimento nazionale. Deputato all’Assemblea toscana nel 1859, fu tra il 1860 e il 1867 più volte eletto deputato al Parlamento per i collegi di Grosseto e Scansano. Nel giugno 1881, pochi mesi dopo la morte del barone di ferro, fu nominato senatore del regno d’Italia quale riconoscimento degli alti meriti patriottici acquisiti. Il suo contributo fu determinante anche nel campo dell’agricoltura e delle scienze: con il fratello lavorò intensamente sul patrimonio familiare con le tenute in Maremma, facendole progredire prima con l’uso pionieristico delle macchine per la mietitura, quindi con l’introduzione della mezzadria. Sviluppò i suoi interessi botanici pubblicando saggi sull’argomento e nel 1869 impiantò nella sua proprietà a Porto Ercole il primo orto botanico italiano, che dopo venti anni contava 1860 diverse specie.
La sua figura di combattente per l’unità nazionale, nonché di pionieristico colonizzatore della Maremma e insigne botanico, emerge con chiarezza in questa biografia che ricostruisce per la prima volta il profilo storico complessivo di Vincenzo Ricasoli grazie ad una solida base documentaria e a puntuali riferimenti al contesto storico-politico nel quale egli visse e operò.

Sepoltuario Rosselli



Una fonte inesauribile di notizie su storia, arte, araldica, genealogia e architettura di Firenze: il Sepoltuario Fiorentino di Stefano di Francesco Rosselli, scritto tra il 1650 e il 1657, è per la prima volta oggetto di una monografia nata da uno studio approfondito da parte della storica archivista Michelina Di Stasi. Il volume, intitolato  Stefano di Francesco Rosselli antiquario fiorentino del XVII sec. e il suo Sepoltuario (Polistampa, pp. 144, euro 15) è accompagnato da un DVD con la riproduzione integrale dell’antico manoscritto autografo. L’opera sarà presentata venerdì 28 febbraio alle 17.30 al Museo delle Cappelle Medicee (Cappella dei Principi, piazza Madonna degli Aldobrandini). Interverranno Antonio Paolucci, Cristina Acidini, Diana Toccafondi, Monica Bietti e sarà presente l’autrice.
I sepoltuari, registri in cui si annotavano i sepolcri delle famiglie o delle confraternite nelle chiese e nei cimiteri, risultano importanti fonti di documentazione storica. Stefano di Francesco Rosselli (1598-1664), aristocratico fiorentino di altissima erudizione, trascorse sette anni a registrare e annotare iscrizioni, armi e memorie presenti nelle chiese fiorentine e in alcune suburbane con l’obiettivo di tramandare un prezioso bagaglio di conoscenze a studiosi ed amanti dell’antichità. Nel suo "libro dei morti" le trascrizioni sono arricchite da notizie storico-artistiche sulla fondazione di chiese e cappelle e sulla storia di famiglie e personaggi fiorentini, il tutto arricchito da disegni di alberi genealogici, elementi araldici, particolari di monumenti e opere d’arte. Dell’originale, conservato presso la Biblioteca del Marchese Niccolò Rosselli Del Turco di Firenze, alla cui famiglia passò insieme al cognome Rosselli nel 1721 a seguito di un matrimonio, sono state realizzate diverse copie, conservate in vari istituti fiorentini e nella Biblioteca degli Intronati di Siena. Il confronto tra le diverse redazioni esistenti, parte centrale del lavoro di Michelina Di Stasi, permette di evidenziare discrepanze, difformità e caratteristiche salienti di ognuna di esse. Attraverso lo studio di documenti d’archivio inediti, l’autrice ricostruisce inoltre la vita del Rosselli, individuandone la posizione sociale e ripercorrendone la produzione letteraria. Un capitolo è dedicato al culto dei morti dalle religioni pagane fino al Cristianesimo, mentre le tavole in appendice riproducono i disegni tratti dal manoscritto originale.

 
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