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San Pancrazio

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San Pancrazio: la chiesa e il monastero

Nelle prime tre cerchie delle mura fiorentine (quella romana, quella bizantina e quella carolingia), esattamente nel luogo dove oggi via Strozzi si incrocia con via Tornabuoni, si apriva una porta. Quella porta, che in epoca romana si chiamava "Porta principalis sinistra", in epoca bizantina e in epoca carolingia si chiamava invece "Porta occidentalis" o "Porta occidentale".
Nel 1078 la contessa Matilde, durante la cosiddetta "lotta per le investiture"; volle proteggere la città da incombenti e probabili attacchi di cavalieri tedeschi. Fece perciò costruire una nuova cerchia di mura (la quarta in ordine di tempo) ancora più ampia della precedente. La popolazione che allora abitava dentro la città si calcola che ammontasse a circa 15-20.000 unità.
Anche questa cerchia (che ai nostri tempi viene detta anche "di Cacciaguida" perché costruita ai tempi del trisavolo di Dante) mantenne la porta in fondo a via Strozzi, ma non si chiamò più Porta Occidentale, bensì "Porta San Pancrazio", anzi, in dialetto fiorentino, "Porta San Brancazio".
Il borgo di San Pancrazio

La porta aveva cambiato il proprio nome perché la principale delle quattro strade che da essa partivano (l'attuale via della Spada), conduceva alla chiesa e al monastero di San Pancrazio intorno ai quali era sorto un nutrito borgo. Quando nel 1172 la Signoria fiorentina dette luogo a una nuova cerchia di mura (la quinta dalle origini,. la prima fatta costruire dal Comune), il Borgo di San Pancrazio si ritrovò all'interno della città e la porta San Pancrazio fu spostata dalla fine di via Strozzi all'inizio dell'attuale via Palazzuolo dove prese però il nome di "Porta a San Paolo".
In compenso San Pancrazio divenne una delle prime 36 parrocchie fiorentine e dette luogo a uno dei sei "Sestieri" in cui venne allora divisa tutta la città: il sestiere appunto di San Pancrazio, che aveva per insegna una branca di Leone rossa in campo argento. Dice il Villani: "San Brancazio colla insegna della branca di leone per lo nome", intendendo dire che i fiorentini, poiché ne storpiavano il nome in San Brancazio, vollero dargli per simbolo una "branca" (cioè una zampa) di leone.
La popolazione dentro le mura, con questa nuova cerchia, si calcola salisse a 35-40.000 abitanti.
San Pancrazio, il Santo contro gli spergiuri

Il santo martire romano Pancrazio era nato nel 290 e morì a soli 14 anni sotto l'imperatore Diocleziano. Rimasto orfano, fu portato a Roma dallo zio e battezzato. Pare che, richiesto dall'Imperatore stesso di abiurare dietro allettanti promesse, egli si rifiutasse con una forza d'animo non comune a quella verde età. Di conseguenza fu decapitato sulla via Aurelia e sulla sua tomba sorse successivamente una basilica cristiana dove Gregorio Magno tenne una volta una omelia in suo onore.
Poiché nella sua storia si racconta che gli spergiuri, se fatti giurare sulla sua tomba, non riuscivano più a ritrarre la mano, San Pancrazio, o San Brancazio come dicevano storpiandone il nome i fiorentini, fu considerato il punitore dei falsi testimoni e Santo della Giustizia. "Onde infino al dì d'oggi - si racconta nella Passio del Santo - si tiene che sopra le reliquie di San Pancrazio si fa giuramento per cose gravi che accaggiono".
Per questo motivo se ne diffuse il culto in tutta Europa dove fiorirono e si moltiplicarono le sue reliquie: si dice che venti città vantassero il possesso del suo corpo e altre dieci della sua testa; migliaia di chiese il possesso delle sue ossa.
La chiesa di San Pancrazio

A Firenze la chiesa di San Pancrazio è rammentata sui documenti fin dal 931 ma il Villani racconta che esisteva già ai tempi di Carlo Magno.
In ogni caso al piccolo edificio originale, si affiancò verso la metà del 1100 un monastero dove. furono alloggiate le monache benedettine di Sant'Ellero (cioè di Sant'Ilario).
Ma nel 1235 il papa Alessandro IV le soppresse e assegnò il monastero ai frati vallombrosiani. Verso la metà del '300 la chiesa fu ampliata con le cappelle absidali e fu completata la facciata in stile gotico con i muri che ancora oggi conserva.
Verso la metà 'del '400 venne realizzato l'attuale chiostro con il dormitorio e il refettorio per i frati e la chiesa fu ammodernata in stile rinascimentale. Nel 1467 Giovanni Rucellai, che apparteneva a una delle maggiori famiglie della parrocchia di San Pancrazio, commissionò a Leon Battista Alberti, suo architetto di fiducia, la propria cappella familiare all'interno della chiesa. L'Alberti vi realizzò il celebre tempietto del Santo Sepolcro, uno dei più importanti "tesori segreti" del Rinascimento fiorentino.

I potenti Rucellai

I Rucellai, antica famiglia ancora fiorente a Firenze, erano nel XV secolo una potentissima famiglia. Una delle più potenti e ricche della città e strettamente imparentata con la famiglia dei Medici. Mercanti di lana e banchieri, i Rucellai erano presenti con le loro merci e con i loro prestiti, su tutte le piazze più importanti d'Europa e anche su alcuni mercati d'oriente. La loro fortuna era cominciata con la scoperta dell'oricellus, una pianta con la quale si potevano colorare con grande economia i panni di lana e da cui era derivato il loro nome originale (Oricellari).
L'apice della potenza e della ricchezza essi la raggiunsero però con Giovanni, il cui nome si legge ancora oggi a caratteri cubitali sulla facciata di Santa Maria Novella (Johanes Oricellarius Pav. Fan. S. MCCCCLXX) che egli fece decorare con preziosi marmi da Leon Battista Alberti, il grande architetto che gli aveva già fornito il disegno per il palazzo e per la loggia di famiglia in via della Vigna Nova.
Il sepolcro di Cristo a Firenze

Una porta laterale della chiesa in via della Spada dà accesso alla Cappella Rucellai che comprende l'intera navata sinistra del tempio, l'unica che si sia conservata fino ai tempi nostri. Al suo interno troviamo l'edicola del Santo Sepolcro che nel 1467 il potente Giovanni Rucellai fece costruire a Leon Battista Alberti.   
Giovanni, prima di realizzarla, mandò apposta un suo emissario a Gerusalemme per acquisire tutte le misure esatte del Santo Sepolcro di Cristo e su quelle misure l'Alberti costruì la meravigliosa "edicola". Essa ha la forma di tempietto a pianta rettangolare con una piccola abside. L'esterno è rivestito di pannelli di marmi a due colori che formano figure geometriche con soggetti araldici che ricordano la decorazione della parte superiore della facciata della chiesa di Santa Maria Novella.
In alto, è riportata a intarsio una frase del Vangelo di San Marco ed è sormontata da un coronamento di gigli ad imitazione delle "falconature orientalizzanti". Dal fastigio sorge una piccola cupola sorretta da esili colonne.
Entrando dalla bassa porticina dentro l'edicola, vediamo riprodotto il sepolcro, nel cui interno giace una figura di Cristo in terracotta dipinta, ed una Resurrezione affrescata da Alessio Baldovinetti. Questo tempietto è considerato una delle opere minori più belle del Rinascimento fiorentino.
Dal Sacro al Profano

La chiesa nel 1752 fu rialzata, scorciata di un terzo e modificata iIi senso neoclassico.
Nel 1808 le leggi napoleoniche soppressero chiesa e convento che divennero "Direzione della Lotteria Imperiale di Francia", attività meno sacra ma più remunerativa per le casse dello Stato. Successivamente invece divennero la Pretura (dove immaginiamo che gli spergiuri avranno avuto vita difficile!).    .
Dal 1883 l'ambiente accolse invece la Manifattura dei tabacchi finché nel 1937 San Pancrazio fu trasformato in una caserma militare intitolata a Ettore Vannini.
Oggi il fabbricato ecclesiale accoglie il Museo Marino Marini, mentre l'antico convento ospita le Associazioni Combattentistiche e d'Arma.

Il chiostro
Piazza San Pancrazio
 
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