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La Toscana Napoleonica

Attività > Cultura > Briciole di storia
Da Ferdinando III al Regno d'Etruria


Ten. Renato Maccanti


Al momento dello scoppio della Rivoluzione in Francia, Granduca di Toscana era Pietro Leopoldo di Lorena, fratello, dell'Imperatore d'Austria Giuseppe II. Il 10 marzo del 1790 Pietro Leopoldo dovette lasciare il Granducato per assumere, a Vienna, la carica imperiale in quanto successore del fratello deceduto nove giorni prima. Gli successe il figlio Ferdinando che divenne Granduca di Toscana col nome di Ferdinando III.
All'insediamento di Ferdinando III la Rivoluzione Francese era al sua terzo anno di vita: i suoi esponenti (i moderati Girondini) tentavano di dare al Paese una democrazia parlamentare: entrò in vigore la prima costituzione e fu eletta un'Assemblea legislativa. Dopo la presa della Bastiglia, giunta nel 1790 al suo acme, la Rivoluzione di fatto si era sviluppata soltanto in Francia, ma le sue idee, il modello partitico e di circoli politici avevano trovato immediatamente simpatizzanti e seguaci anche all'estero. Fu così che questo fenomeno interno francese riuscì ad acquistare in seguito ed in tutti gli Stati europei, e quindi anche in Toscana, una forza politica dirompente. Si stabilirono rapporti di scambio fra i rivoluzionari al potere in Francia e quelli che altrove cercavano di preparare il rovesciamento del loro sistema di governo: un decreto dell'Assemblea Nazionale sancì l'appoggio della Francia ai "ribelli contro l'istituzione monarchica". Intanto in Austria ed in Prussia si formava una coalizione decisa ad intervenire militarmente contro la Francia. All'inizio esse ritenevano che si trattasse di una passeggiata su Parigi: non avevano fatto i conti con la resistenza che le scalcinate, ma ideologizzate, armate rivoluzionarie avrebbero saputo opporre: invece il 20 settembre 1792 a Valmy i Prussiani furono sconfitti e la "passeggiata" interrotta; fu una battaglia, come disse Goethe, che "segnò l'inizio di una nuova era nel mondo". Il 27 Agosto 1793 navi da guerra inglesi e spagnole fecero ingresso nel porto di T olone. La città si era ribellata alla Repubblica e la piazzaforte occupata da truppe della Coalizione. Gli Inglesi speravano ancora di spezzare a Tolone il dominio della Convenzione Nazionale. L'impresa fallì completamente e già nel dicembre 1793 Tolone era perduta:determinante per la sconfitta degli Alleati fu l'impiego dell'artiglieria francese, il cui fuoco venne concentrato come e dove aveva suggerito e disposto un ufficiale di artiglieria: Napoleone Bonaparte. Nella primavera del 1794 un'armata francese entrò nel territorio della Repubblica di Genova: da quel momento la penisola italiana si trasformò in un teatro di guerra, di quelle guerre che, a parte varie pause dovute a "trattati" puntualmente disattesi ed a "paci" altrettanto puntualmente violate, durarono due decenni e si conclusero militarmente a Waterloo e politicamente con il Congresso di Vienna (1815). In Toscana Ferdinando III aveva, sin dall'inizio del conflitto fra la Francia e gli austriaci, dichiarato la neutralità che dopo la caduta di Robespierre e la fine del "terrore" divenne accordo di pace. Il Granducato visse fra il 1794 ed il 1795 due anni di relativa tranquillità nei confronti delle guerre europee. Intanto il quadro politico militare nel resto di Europa era cambiato: forse sull' esempio della Toscana, Prussia e Francia, conclusero trattati di pace con la Francia. Le truppe francesi impiegate fino ad allora contro la Prussia e la Spagna furono riversate contro l'Austria ed i suoi maggiori alleati: Piemonte, Genova e la Lombardia Austriaca. Era la primavera del 1796 e la Francia repubblicana iniziò l'invasione vera e propria dell'Italia; capo dell' armata francese era un giovane generale: Napoleone Bonaparte. Verso la metà di aprile 1796 Bonaparte scatenò l'offensiva che, per criteri militari dell'epoca, equivalse ad una "guerra lampo". In circa tre mesi tutti gli stati italiani erano stati posti fuori causa, gli Austriaci sconfitti ed assediati a Mantova. Era giunta l'ora dell' alleata Toscana la cui posizione, con i francesi a Parma, Modena, Reggio, e soprattutto Bologna, ove Napoleone aveva posto il proprio comando, era divenuta pericolosa. Fu in questa città che egli ricevette una delegazione inviata da Ferdinando III per invitarlo a non far entrare le sue truppe in Toscana. Napoleone gli fece buona accoglienza e promise, ma non mantenne, comunicando al Granduca che l'occu-pazione di Livorno era voluta dal Direttorio; per riguardo all'alleato fece passare l'esercito da Pistoia ed il 27 giugno 1796 Livorno fu occupato dalle truppe francesi; le comandava lo stesso Napoleone. Seguirono giorni difficili per la città, il cui porto era stato bloccato dagli Inglesi che il 9 luglio sbarcarono a Portoferraio impadronendosi dell'isola d'Elba. Napoleone da Livorno venne a Firenze il 30 giugno 1796 in visita al Granduca trattenendosi un solo giorno: fu ricevuto a Palazzo Pitti con tutti gli onori (alloggiò in Borgo Pinti). I due anni che seguirono a questa "passeggiata" napoleonica furono, almeno per la Toscana, relativamente calmi,ma altrettanto non fu per il resto della Penisola. L'Austria non aveva rinunciato alla lotta e nel luglio 1796 un nuovo esercito scese in Italia. Bonaparte batté gli Austriaci a Salò, Lonato e Arcole. (17 novembre 1796); il 15 gennaio 1797 gli austriaci furono disfatti a Rivoli. In sette mesi dal luglio 1796 al febbraio 1797 Napoleone aveva prostrato l'Austria. Poi con una spericolata manovra per valli attraversò il Brennero marciando su Vienna. Il 27 aprile 1797 i plenipotenziari austriaci si presentarono a Leoben per iniziare le trattative di pace. La Francia otteneva il Belgio e la riva sinistra del Reno in Germania, nel Nord Italia otteneva la Lombardia mentre Venezia con tutti i territori friulani passavano all'Austria. Il 9 luglio 1797 Napoleone proclamò ufficialmente la Repubblica Cisalpina, inglobandovi anche la Cispadana: la Cisalpina risultò così formata da Lombardia, Valtellina, Reggio, Modena, Bologna e Ferrara. Il 17 ottobre 1797 il trattato ufficiale venne firmato a Campoformido. Bonaparte rimase a Parigi fino al maggio 1798, poi, riuscito a convincere il Direttorio, si imbarcò con un'armata per l'Egitto per tentare la via delle conquiste orientali. Nello scorcio del 1798 e con il 1799 le cose in Italia ed in Toscana subirono ulteriori cambiamenti. L'Austria riallacciò l'alleanza con l'Inghilterra attirandovi anche la Russia; si cominciava così a formare una nuova coalizione antifrancese. Il 2 febbraio 1799 la Francia dichiarò guerra all'Austria prima che gli eserciti austriaci si congiungessero con quelli russi. Sul fronte tedesco le ostilità cominciarono quasi subito mentre l'Italia godette ancora un mese di calma ed i francesi ne approfittarono per sistemare i sospesi italiani. Il Piemonte fu affidato ad un Commissario, poi toccò alla Toscana: Lucca era già stata occupata alla fine del 1798 ed il 17 marzo 1799 il Granduca fu avvertito che lo sarebbe stato anche il suo Stato, "Che egli provvedesse in conseguenza". Era un chiaro invito a non opporre resistenza: il 27 marzo i francesi entrarono a Firenze passando sotto l'arco trionfale di Porta S. Gallo (eretto sessanta anni prima per la venuta dei Lorena) con un ramoscello d'ulivo sulle baionette essendo il giorno di Pasqua. La mattina dopo al Granduca che si trovava nel quartiere della Meridiana a Pitti fu ingiunto di lasciare il Paese con la famiglia entro 24 ore, cosa che egli fece con tutta tranquillità. La città era tappezzata da manifesti in cui si invitavano i cittadini ad accogliere i francesi con rispetto e di astenersi da ogni gesto che potesse offenderli . La sapiente diplomazia di Ferdinando era stata vanificata: vanificata sì ma non completamente inutile. Ferdinando III, che si era sempre mosso cercando di mostrarsi amico dei francesi come a voler far dimenticare i suoi stretti legami con Vienna, assicurò così ai suoi sudditi tre anni di relativa pace in mezzo alla guerra franco-austriaca combattuta sul suolo italiano. Quando Napoleone volle la Toscana la neutralità fu una fortuna: uno scontro con la formidabile macchina da guerra avrebbe causato solo un inutile massacro. Nel Nord si stavano movendo gli eser-citi Austro-Russi: fra il 17 ed il 19 giugno 1799 i francesi furono sconfitti nella battaglia della Trebbia. In Italia vennero soppresse le Repubbliche Cisalpina, Romana e Partenopea: Napoli riaccolse il suo Re. Intanto in Toscana era scoppiata la rivolta antifrancese dei "Viva Maria" che il 6 giugno 1799 entrarono a
Firenze: per fortuna della città giunsero anche, e la occuparono, i soldati austro-russi; quest'ultimi erano rappresentati dalla cavalleria cosacca, le cui estrose evoluzioni, unite al pittoresco abbigliamento ed armamento, entusiasmarono i ragazzi. Venne nuovamente proclamata la sovranità di Ferdinando III (che comunque non si mosse da Vienna nominando un consiglio di reggenza) e sciolto il governo provvisorio dei "Viva Maria". Napoleone, intuendo la necessità della sua presenza in Francia lasciò l'esercito d'Egitto e, sbarcato in Corsica, il 9 ottobre 1799 era a Parigi. Il 18 Brumaio con un colpo di stato il Direttorio fu sostituto da un consolato in cui Napoleone era "Primo Console". Il 6 giugno 1800 egli partì per la seconda campagna d'Italia: il 14 luglio, a Marengo, in un'epica battaglia riuscì a battere gli austriaci che sconfitti anche in Germania chiesero la pace, firmata poi a Luneville il9 febbraio 180l. Fra le varie clausole fu anche concordata la rinuncia dei Lorena alla Toscana, compresa la zona dell'isola d'Elba, stabilendo che il granducato sarebbe passato in piena sovranità al figlio del Duca di Parma. Infatti dopo Marengo Napoleone aveva preteso i ducati di Parma e Piacenza; volendo mantenere la Spagna alleata egli cercò un compenso per i Borboni che regnavano a Parma, trovandolo nella Toscana. Passaggio sancito poi con il trattato di Aranjuez (21 marzo 1801). Con un'altro trattato il Regno di Napoli rinunciava a Porto Longone ed a ciò che ancora possedeva nell'isola d'Elba a favore della Francia cedendo anche Orbetello, Porto Ercole, Porto S. Stefano (stato dei Presidi) ed il principato di Piombino. Il trono di Firenze venne innalzato al rango reale con il nome di "Regno d'Etruria". L'infante Ludovico fece il suo ingresso a Firenze il 12 agosto 180l: giunse con la moglie Maria Luisa ed i suoi figli che furono ricevuti dal Murat e scortati a Palazzo Pitti. Il Regno di Etruria aveva iniziato il suo cammino sotto tutela francese: cammino che, per un regno, si rivelò assai breve. Il l° settembre 1802 1'Elba (sgombrata dagli Inglesi dopo la pace di Amiens) e la parte di terraferma del principato di Piombino vennero annessi alla Francia anziché passare al Regno d'Etruria. Ludovico ottenne in cambio lo Stato dei Presidi. Napoleone, intanto, era divenuto "Primo Console" a vita. Re Ludovico era giovane ma di salute cagionevole, affetto da epilessia, tara dovuta ai matrimoni consanguinei intrecciati dai Borbone all'interno della famiglia: il sovrano spagnolo era per lui zio e nello stesso tempo suocero. Egli rinunziò nel distribuire le cariche pubbliche alle prestazioni di molti uomini collaudati sotto i granduchi Leopoldo e Ferdinando accentrando tutto il potere. Ludovico non era tenuto a dar conto a nessuno del proprio operato, ma nel contempo non poteva addossare ad altri la responsabilità definitiva della condotta dello Stato, cosa che talvolta invece avrebbe fatto volentieri. La corte era e rimase. un corpo estraneo alla Toscana, impostata secondo i canoni spagnoli: il Re, affermando l'etichetta spagnola, si era sempre più distaccato dalla popolazione arrivando, ad esempio, a chiudere il Giardino di Boboli che a suo tempo Pietro Leopoldo aveva aperto al pubblico. Napoleone stesso non aveva molta fiducia nella stabilità del regime di Ludovico e soprattutto nella sua capacità di difendere Livorno da attacchi esterni. Il Re cercò di indurlo a ritirare i reggimenti francesi ma essi rimasero nel paese e mantennero occupate Livorno e Pisa; a Firenze fu insediato il ministro plenipotenziario francese, generale Henri-Jacques Clark con il quale la corte ed il governo dovevano fare i conti per tutte le iniziative. Il Primo Console teneva il Regno d'Etruria saldamente in pugno. Ludovico venne messo a dura prova e, prostrato ulteriormente da un viaggio a Madrid, non resse ed il 27 maggio 1803 morì. La Regina, a brevissimo tempo dalla morte del marito, assunse la reggenza per il figlio Carlo Ludovico. In Europa di nuovo le situazioni mutarono: il 18 maggio 1804 Napoleone Bonaparte fu incoronato Imperatore dei francesi: il 18 marzo 1805 la Repubblica Italiana fu trasformata in Regno d'Italia e lo stesso Napoleone incoronato Re (26 maggio), viceré Eugenio Beaurnais, la sorella Elisa nominata principessa di Lucca e Piombino. Nel resto d'Europa i francesi passavano di vittoria in vittoria: il 14 novembre Napoleone è a Vienna ed il 2 dicembre trionfa nella battaglia di Austerlitz; ora anche il Regno d'Etruria "camminava" verso la sua fine. Il 7 giugno 1807 a Parigi si discusse la possibilità di invasione del Portogallo da parte di truppe franco-spagnole e la suddivisione in tre piccoli regni: questo paese era da molti decenni legato all'Inghilterra, acerrima nemica di Napoleone, ma, soprattutto, l'Imperatore francese desiderava dominare l'Italia intera senza presenze straniere come quelle dei Borbone e dello Stato Pontificio onde poter inibire qualsiasi porto italiano alle navi inglesi. Poco dopo le vittorie di Jena ed Auerstadt venne annunciato il blocco continentale contro l'Inghilterra a cui il Portogallo rifiutò di aderire; nell'ottobre 1807 Francia e Spagna stipularono un trattato segreto tramite il quale veniva posto in essere lo smembramento del Portogallo stesso, la cui parte settentrionale fu assegnata al Re d'Etruria figlio ancora minorenne della Regina. Il 27 novembre 1807 l'inviato francese a Firenze comunicò alla stessa che il Regno aveva cessato di esistere ed il 5 dicembre anche Napoleone scrisse a Maria Luisa che doveva prepararsi a partire. La Regina si risolse a lasciare la città ed una lunga colonna di carrozze si mise in movimento diretta verso Bologna, trasportando Maria Luisa, i due figli e la corte nonché il cadavere del marito esumato dalla cripta di S. Lorenzo. La Toscana divenne in breve una provincia dell'Impero francese ed il 24 maggio 1808, unitamente ai ducati di Parma e Piacenza, divenuti dipartimento del Taro, venne formalmente annessa alla Francia. Il 3 marzo 1809 il "governo generale del dipartimento della Tosca-na" fu conferito da Napoleone alla sorella Elisa con il titolo di Granduchessa. Le aquile napoleoniche dominarono fino alla sconfitta di Napoleone a Lipsia a cui segui la sua abdicazione ed il suo conseguente esilio all'isola d'Elba (7 maggio 1814). Ferdinando III di Lorena rientrò trionfalmente a Firenze il 17 settembre dello stesso anno.


 
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