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Il grigioverde

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Giugno 1908: nasce il "grigioverde"

La nuova uniforme soppianta le eleganti e variopinte uniformi ottocentesche ma ne conserva il fascino

Ten. Antonio Fredianelli

Nel giugno 1908 il numero 25 della "Domenica del Corriere" usciva con un articolo che iniziava così: "In seguito al felice esperimento fatto testé a Roma dal 47° Fanteria parte dei cui uomini vestono già la nuova uniforme, questa verrà presto adottata da tutto l'esercito nazionale. È di colore grigio-verdognolo, che rende il soldato quasi invisibile a qualche centinaio di metri".
Naturalmente Achille Beltrame dedicava all'argomento una delle sue bellissime tavole illustrate, tavole che, per essere settimanalmente pubblicate sulla copertina della "Domenica", lo avevano già reso famoso in tutta Italia.
Ma come mai, ci si chiederà, l'Italia che aveva sempre vantato le più belle uniformi del mondo per taglio, per stile e soprattutto per raffinatezza nell'abbinamento di sgargianti colori, andava ora a sostituirle con un monotono, prosaico e così "uniforme" grigio-verde? In effetti in quegli anni, nonostante che fossero stati già aboliti dalle maniche delle giubbe degli ufficiali i celebri gradi "a fiore" di umbertina memoria (sostituiti dalle stellette sulle controspalline), nondimeno le loro divise erano di una bellezza che rendeva orgoglioso chi le indossava e la parola "Ufficiale" era sinonimo di eleganza e di raffinatezza.
Le giacche erano lunghe di panno nero a due petti con doppia bottoniera di sette bottoni per lato in oro o in argento e caratterizzate dal colletto alto, doppio e chiuso.
La fanteria ornava il colletto con le mostrine variopinte delle sue quarantasette brigate, l'artiglieria lo profilava con un bordino di panno arancio, il genio con uno di panno amaranto. Gli alpini e i bersaglieri vi avevano sopra le celebri fiamme verdi o cremisi e tutto amaranto era il colletto degli ufficiali medici. Le giacche avevano inoltre eleganti paramani neri a V rovesciata profilati dei colori del corpo ma quelli degli alpini erano verdi, quelli dei bersaglieri cremisi e quelli dei granatieri rosso scarlatto.
Gli ufficiali dei bersaglieri, di artiglieria, del genio, di sanità e di commissariato portavano pantaloni neri, tutti gli altri pantaloni azzurri. Azzurri o neri i pantaloni erano ornati nella loro lunghezza da vistose bande del colore di corpo.
I generali portavano controspalline in gallone d'argento e due sgargianti bande rosse ai pantaloni.
La cavalleria poi portava una montura giacca nera-pantaloni azzurri dove la giacca era ornata dalle più svariate combinazioni di colori al colletto e ai paramani, dove ogni combinazione distingueva uno dei trenta reggimenti. E due bande colorate attraversavano in lunghezza i pantaloni.
La cavalleria si ornava inoltre (a seconda del reggimento) del colbacco di pelo nero o dell'eccentrico elmo con la cresta dorata.
I bersaglieri portavano il caratteristico copricapo col piumetto, i granatieri e gli artiglieri a cavallo il chepì mentre tutti gli altri ufficiali portavano il berretto "a tubo" in panno nero con fregio e gradi d'oro o d'argento e con la visiera e il sottogola in cuoio nero.
Con la grande uniforme tutti gli ufficiali sfoggiavano splendide spalline d'oro o d'argento con lunghe frange. Artiglieri e cavalieri si ornavano inoltre di una bandoliera in gallone d'oro o d'argento che andava a incrociare sul petto la magnifica fascia azzurra.
Quando stringeva nella mano guantata di bianco la sciabola dalla dragona d'oro l'ufficiale italiano, agli inizi del '900, impersonava veramente il trionfo dell'eleganza.
E allora perché, ci chiediamo ancora una volta, cambiare in peggio tanta e ormai tradizionale magnificenza? La risposta è molto semplice e sconcertante nella sua brevità: perché sono cambiate le regole della guerra.
Le fogge delle uniformi militari non sono mai state dettate dalla moda. Sono sempre nate sul campo di battaglia.
Le spalline sono nate per proteggere le spalle dai fendenti. I granatieri, ripiegando le larghe falde del cappello che erano di impedimento al lancio delle granate, avevano dato origine al tricorno.
I fucilieri, ripiegando i ridondanti polsini per meglio sparare, dettero origine al paramano della giubba.
I monumentali copricapo di metallo o di cuoio servivano anche a riparare la testa dalle sciabole o dal fuoco del nemico.
Infine la tecnica delle battaglie dove gli eserciti si affrontavano "in file serrate sul campo aperto" aveva portato alla necessità di uniformi fortemente colorate. Nei combattimenti corpo a corpo in mezzo al fumo delle polveri da sparo c'era la necessità di distinguere con chiarezza l'amico dal nemico e perciò niente di più utile dei colori per riconoscere immediatamente un reggimento, una batteria, una unità. Uguale utilità per gli avvistamenti a distanza e negli inseguimenti.
Ma ora le regole della guerra erano cambiate.
Alla fine dell'Ottocento le armi da fuoco sono più precise, hanno un maggior volume di fuoco e sparano molto più lontano. Gli scontri avvengono molto più a distanza e soprattutto non ci sono più i fumi delle polveri da sparo.
Perciò quando i due eserciti si fronteggiano e si sparpagliano, non c'è più bisogno di riconoscersi. C'è piuttosto bisogno di mimetizzarsi per non essere colpiti, anche a distanza, dal nemico.
Di qui la necessità di vestire il soldato moderno in maniera da renderlo meno distinguibile e perciò il più confuso possibile con la natura che lo circonda.
In effetti la stessa esigenza si era già in parte manifestata nelle guerre coloniali caratterizzate, piuttosto che da scontri aperti, da imboscate dove un'uniforme colorata rendeva il soldato facile bersaglio.
Non a caso la prima nazione che adottò per le sue truppe coloniali un colore mimetico - il kaki - fu l'Inghilterra, paese fortemente coloniale.
Del resto anche l'Italia, dopo un breve periodo "in bianco", nel 1889 adottò per le sue truppe in Africa il kaki italiano, cioè il "bronzo chiaro".
L'Inghilterra comunque nel 1902, per l'esperienza fatta nella guerra contro i Boeri, adottò definitivamente il kaki come uniforme di servizio per tutte le sue truppe e nel 1903 la stessa misura fu adottata dagli Stati Uniti.
L'Europa continentale invece continuava imperterrita nelle sue lussuose e colorate divise. Fu solo in Italia che, qualche anno dopo, i massacri perpetrati nella guerra russo-giapponese riportarono il problema alla ribalta.
Stranamente il problema non fu percepito dallo Stato Maggiore, ma da un semplice borghese: certo Luigi Brioschi, presidente della sezione di Milano del Club Alpino Italiano. Egli, leggendo sulla stampa delle stragi prodotte dalla guerra russo-giapponese, forse anche influenzato dall'adozione del kaki da parte degli Stati Uniti da cui era rientrato nel 1904 dopo un lungo soggiorno, si convinse che sarebbe stato meno vulnerabile sul campo di battaglia quell'esercito che, rinunciando ai colori vistosi, si fosse reso meno individuabile dal fuoco nemico.
Tenace nella sua convinzione Brioschi ebbe la fortuna di incontrare due altrettanto tenaci militari che la pensavano come lui: il tenente colonnello Etna, comandante il battaglione Morbegno del 5° Reggimento Alpini, e il comandante stesso del reggimento, colonnello Stazza.
Si pervenne così a un primo empirico esperimento. Nel 1905 furono effettuate delle prove usando delle sagome di uomini sdraiati, in ginocchio e in piedi poste a distanza di 350, 450 e 600 metri. Le sagome furono colorate di grigio e di blu scuro.
Il risultato fu che a 600 metri su 24 sagome grigie ne furono colpite tre, mentre quelle blu furono colpite 24 su 24.
Forti di questo risultato, un anno dopo quaranta alpini del 5° Reggimento indossarono l'uniforme grigioverde disegnata da Brioschi e da Etna. Era nato così quello che venne ribattezzato il "plotone grigio".
Le manovre che il "plotone grigio" effettuò con il resto del reggimento dimostrarono l'efficacia della nuova uniforme.
Era nato il grigio-verde, la nuova uniforme del Regio Esercito Italiano.
Nel 1908 essa viene adottata per la fanteria di linea, i bersaglieri, gli alpini e l'artiglieria. Nel 1909 è estesa a tutti gli altri corpi eccetto i carabinieri.
Per gli Ufficiali la divisa era in tessuto "cordonato grigio-verde" uguale per tutti i corpi.
La giubba era a un petto con bottoniera nascosta. Aveva quattro tasche con le alette a zampa d'oca: due al petto e due ai fianchi. Il colletto era chiuso "in piedi" e portava le stellette con le mostrine o i colori del corpo. Il paramano a fascia completava la giubba.
Il pantalone era corto "da cavallo" con gli sbuffi e veniva calzato dentro i gambali a stecca o dentro gli stivali.
Il berretto era "a tubo" come il precedente ma in tessuto grigioverde. Gli attributi (gradi e fregi) erano ancora d'oro o d'argento a seconda del corpo. Bersaglieri e cavalieri continuarono a portare i relativi copricapo. Per gli alpini nacque un nuovo cappello che è lo stesso che indossano a tutt'oggi.
Il soprabito degli ufficiali era un cappotto doppiopetto con due file di bottoni e a collo rovesciato. Bersaglieri, alpini e artiglieri da montagna ebbero invece la mantella lunga al ginocchio anch'essa con collo rovesciato.
I distintivi di grado erano le stellette e si portavano sulle spalline che erano amovibili e del colore della giubba.
Inizialmente la tenuta grigioverde fu solo tenuta di marcia e da campagna e convisse per breve tempo con l'uniforme precedente. Con la guerra del 1915-18 il suo uso fu generalizzato. Finita la guerra il grigioverde, che inizialmente era stato osteggiato da molta parte dell'Ufficialità in quanto sembrava distruggere tante precedenti tradizioni uniformologiche, era ormai del tutto assimilato. L'uniforme grigioverde si identificava con la vittoria della Grande Guerra. Il grigioverde era ormai diventato "tradizione". Chi lo aveva indossato non voleva più staccarsene.
La fine della guerra perciò non impedì che nel 1920 l'uniforme della vittoria fosse dichiarata l'unica uniforme consentita e tale rimarrà fino alla riforma Baistrocchi del 1933. L'uniforme grigioverde evidentemente aveva acquistato agli occhi di tutti (lo aveva acquistato sul campo) lo stesso irresistibile fascino delle precedenti divise umbertine.
Oh, eterno fascino della divisa!



 
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