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Europa dimenticata

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L'Europa dimenticata

Gen. (CC) Marcello CARNEVALI

Rimango sempre più positivamente colpito dall’interesse suscitato da alcune tematiche molto attuali, di ordine più squisitamente sociale che politico, rinvenibili in rete (news letters, twitter e face-book) e rappresentate con particolare vigore che denotano come esse siano oggi da ogni cittadino interiorizzate per l’influenza che esercitano nel vivere quotidiano. Non solo, ma alcune riflessioni piuttosto incisive sul ruolo dei partiti e sul ruolo di una manifesta insipienza dei nostri politici a ben governare, sono state veicolate anche attraverso blogs addirittura con toni di accentuata esasperazione, peraltro non universalmente condivisi e, spesso, con accentuate divergenze. Considerazioni come “ …..Ma, GLI SPRECHI? I vostri sprechi? Quelli dei politici e governanti? Quelli dei Comuni, delle Provincie e delle Regioni, per non parlare del Governo della Camera e del Senato? NULLA!!! Voi porterete all'esasperazione e il popolo potrà stancarsi e ribellarsi. Bella la vita di chi governa, coperto dai nostri soldi che si scialacquano in quantità, mentre nessun taglio è stato fatto almeno per solidarietà agli Italiani che tirano la cinghia. DATE L'ESEMPIO, che sino ad ora non lo ha dato nessuno." …….. siamo in mano ai pagliacci paraculi!!! Scusate,ma volevo rendervene partecipi….”, si leggono a profusione.

L’argomento principe ruota attorno alla possibile deriva politica che, in questo particolare momento storico caratterizzato da una profonda grave e prolungata crisi economica, si paventa possa sopraggiungere (se non sopraggiunta pur non ancora in modo definitivo) con l’affermarsi di movimenti partitici ritenuti (da chi? E’ sufficiente un Grillo per non far affermare quei giovani che nei media sono apparsi validi e anche autonomi nel pensiero?) demagogici e populisti, quali il movimento Cinquestelle per un verso e la Lega Nord, per altro verso, postasi addirittura, come obbiettivo istituzionale sancito nello Statuto fondativo, sul piano secessionista: “secessione” un termine desueto nel gergo militare.   Ma quasi  tutti, forse lo pensano, ma non chiedono cosa fare: e la proposta, l’unica soluzione possibile, appare, a ben pensarci, quasi una panacea per la risoluzione dei mali presenti e piuttosto semplice nella sua formulazione ideativa.  

In breve.
Nei media,  in ogni media, non si fa altro che parlare di Europa, di sedi europee, di BCE, di analisi europee, di bocciature europee, di bond europei e via dicendo.
Ma, allora, se il problema reale risiede  nella mancata attuazione di una Europa politico-istituzionale, perché non si prova a procedere nel senso, atteso che questa via, per quanto riguarda la nostra Italia, è stata aperta tanto tempo fa da De Gasperi e proseguita da Spinelli? E poi da tantissimi altri?

Quasi improvvisamente, ormai quasi tre lustri fa, vi è stata una decisa e fortissima accelerazione, favorita dalla libera circolazione dei beni e delle persone, che ha condotto alla costituzione della sola Europa monetaria, che al tempo è stata da molti autorevoli personaggi, non solo auspicata ma anche ampiamente condivisa della quale, oggi invece, riconosciamo i contorni labili e confusi,  se non altro perché ci ha incanalato velocemente in una corsa verso il baratro.  

Peraltro esistono da tempo un Parlamento ed un Governo europeo democraticamente formati. Ma privi di poteri reali. Le decisioni adottate, sia legislative e sia esecutive, devono, per essere valide, essere recepite dai singoli Stati. Si voleva e si vuole, pur in presenza sostanziale delle stesse tradizioni culturali storiche e religiose, procedere evidentemente in maniera soft, senza scossoni che potrebbero riportare indietro le lancette della storia. Qualcuno, più europeista di altri, ha pensato, forse, che una  eventuale “forzatura” per accelerare i tempi, poteva rinvenirsi nella costituzione effettiva di una unione monetaria. Nei fatti tale prova non ha scaturito l’obbiettivo auspicato. Anzi, invece di eliminarle, sotto la spinta di potenti forze economiche esterne ampliate da una veloce globalizzazione dei mercati e delle comunicazioni, l’unità monetaria ha causato un incremento accelerato delle differenze determinando motivi di sofferenza, se non di soccombenza, degli anelli più deboli. Con la parallela conseguenza che gli Stati europei più disciplinati e virtuosi, quelli privi o con meno corruzione meno mafie e meno criminalità politica, quali Germania, Novergia (pur non nella UE), Svezia, e la stessa Francia, ne hanno tratto vantaggi economici che, però, sono da considerarsi sicuramente momentanei (apparenti) e dureranno sino a quando farà comodo alle più forti potenze economiche mondiali, situate in Asia e nell’Oriente più estremo. Queste  Nazioni, ma in particolare la Germania, non può non considerare che viene naturalmente attratta dalla spirale europea dove geograficamente e culturalmente è collocata e non può pensare di poterne restare fuori  opponendosi disperatamente. E’ questa una situazione in cui l’Europa si ritiene si sia trovata non per caso e che le Potenze mondiali emergenti non solo accettano ma favoriscono perché la divisione europea rinforza le loro posizioni. Si guardi alla Cina che in Italia ha iniziato la sua espansione a Prato ed a Monza circa otto lustri fa. Quello che è stato finora realizzato, il controllo di circa il 30 % dell’economia settoriale manifatturiera (sono in regime di monopolio nella manipolazione delle pelli) e ristoratrice (non c’è via o piazza nelle città italiane dove non sono presenti), senza ricorrere all’euro per la formazione del capitale e con il guadagno dei profitti, ad eccezione di quello necessario per la loro sopravvivenza, che viene rimesso nella Regione di provenienza, non è frutto di iniziative singole (come quelle nostre espanse nel mondo) ma frutto di  impegno e lavoro molto ben organizzati ( da chi?) garantito dallo Stato di origine che, attraverso molteplici canali – pure illeciti-  e attraverso la forza propria di una etnia basata su vincoli interni chiusi e permeati da  assoluta sottomissione all’Autorità di origine, approfittano degli spazi concessi dalle democrazie occidentali, palesatisi molto vulnerabili, per espandere silenziosamente ma in modo continuo e sempre più progressivo, il loro potere. I loro figli hanno certamente un futuro, non i nostri. Dobbiamo creare le condizioni perché l’abbiano entrambi.

E’, quindi, necessario un adeguamento della governance  europea alle reali necessità. E’ interesse di tutti gli Stati, in quanto da soli si è destinati a soccombere. Adeguamento che deve avvenire  non attraverso il ricorso a misure di carattere temporaneo riconducibili anche a consistenti rimesse di danaro da parte della BCE per mantenere efficiente il sistema creditizio, ma attraverso una misura di carattere eccezionale e definitiva:  la costituzione effettiva dell’Unione europea. La Grecia ne è un esempio eclatante; ma anche il Portogallo, la Spagna e l’Italia stessa, dietro l’incalzare di forze non ancora totalmente conosciute, si sono nuovamente incamminate sul bordo del precipizio (alcuni analisti danno addirittura per certo il default di queste Nazioni). Si avvicina  la Francia  e, quasi certamente, anche la Germania che avrà un percorso meno accidentato, ma destinato a non poter sopravvivere da solo.  

Certo è possibile uscire dall’euro, ma molti esperti qualificati ritengono l’uscita di un solo Stato, una resa incondizionata che si trascinerà dietro tutti gli altri,  determinando la fine dell’eurozona.  Un rassegnato cedimento alle posizioni dominanti.  Non a caso, infatti, si parla di nuove forme di vis bellica, comunque di conquista, dove l’offensiva economica in grande stile  ha sostituito, tout court, la forza militare.

Non per nulla i nostri bravi soldati sono impegnati in compiti impossibili per una pace sempre più precaria e lontana, in teatri operativi  caratterizzati da fremiti eterni non si sa bene da chi sostenuti, attesa la povertà in cui vivono quelle popolazioni, con la ineludibile conseguenza di un ulteriore impoverimento della nostra economia. Ben diverso sarebbe se avessimo uno Stato, pur confederato, Unito, in grado di “battere” moneta, di avere una sola Economia,  un solo Esercito, una sola Istruzione ed una sola Sanità.  

Di fronte a tanto pare quasi ovvio che i singoli Stati debbano fare un passo indietro per costituire  concretamente l’Unione Europea, già formalmente vigente con un proprio Governo ed un proprio Parlamento. Si dia voce ai popoli perché diventino artefici del proprio destino.  Certo è un cambiamento epocale, ma esso è richiesto da una esigenza ineludibile, non più rinviabile.   

Forza dunque. E’ giunto il momento delle scelte strategiche, è giunto il momento di unirsi per affrontare meglio questo futuro incerto nella consapevolezza che solo così si potrà continuare a dare, come popolo, quel secolare contributo di esperienza che finora, con sprazzi alterni, è riuscito a distribuire la democrazia nel mondo. A partire dal pensiero filosofico della Grecia classica. La cultura vincente è quella occidentale, ma è finito il tempo delle singole spinte, delle geniali iniziative individuali che molte volte hanno cambiato il corso della Storia. L’era moderna, questa era moderna,  richiede un impegno collettivo, richiede l’unione delle forze per l’affermazione di modi e forme di autentica vita democratica, i soli che possono interessare l’Umanità nelle sue più diversificate sfaccettature.

 
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